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Quando senti mancare il terreno su cui sei in equilibrio, non puntare i piedi con forza maggiore, ma liberati nell’aria, con un salto leggero.
Si accende la tv: in ogni canale il volume è alto. Le pause (pubblicitarie) sono perfino più assordanti. Gente che urla, gente che impreca, gente che proclama. La voce è monotona. Alta. Stanca.
Una maestra grida per richiamare all’ordine mentre il disordine è fracasso indistinto, vociare confuso e agitato. Tutto corre freneticamente. Tutto fa terribilmente rumore.
Un noto politico esalta a gran voce il popolo, tenendo le braccia aperte e elargendo sorrisi infami. I toni sono bellici a fronte di messaggi rassicuranti.
Poi arriva chi sussurra, con grazia e eleganza. Con i tempi giusti, le parole soppesate. Lo sguardo che parla, le orecchie pronte a ricevere e abbracciare.
Ieri sera ho trovato delizioso uno spettacolo teatrale confezionato con attenzione e bravura (Sussurri – AnimaZero – regia di Valentina Vettor – Quinto di Treviso). Un piccolo spazio accogliente ospitava un’ottantina di persone che avevano scelto il sabato sera come giorno per ascoltare, come momento di riflessione, come interruzione viva dal tram tram concitato. Molte parole sono state liberate in aria con ironia, richiamo, mestizia e promessa. Parole di salvezza che hanno ferito gli animi senza aver bisogno di volumi alti. Parole ordinate e chirurgicamente disposte. Parole al femminile, di amori femminili.
Questo mondo edificato al maschile sta facendo fare a tutti una brutta fine. Abbiamo bisogno delle vostre voci angeliche, che con fermezza e determinazione rendano i nostri sguardi liberi dalla corruzione. Portateci al cuore delle cose, per raccontare una storia diversa.


